“Lascia agli altri le vie dell’infamia. Piuttosto che vincere per via dell’infamia, meglio cadere sulla strada dell’onore” C. Z. CODREANU
Periodico di politica, cultura e attualità a cura del movimento di Gioventù Europea
Direttore Politico Federico Rocca
        Anno 1 numero 7
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  Tribunale di Roma

LE POLITICHE AMBIENTALI DI VELTRONI? INQUINAMENTO, CEMENTO E TANTE PROMESSE NON MANTENUTE.

La comunicazione e l'immagine stanno assumendo un ruolo determinante nella politica italiana, per essere precisi stanno diventando dei punti fondamentali per la crescita o la diminuzione del consenso elettorale.
Su tutti si erge Walter Veltroni, il Sindaco di Roma, lui lo straordinario esempio del non fare nulla facendo credere di aver fatto tutto, l'artefice della politica dell'effimero, degli annunci ad effetto, delle eterne promesse e dei sogni regalati in pasto alla buona fede dei romani con una serenità che quasi quasi ci cascavano anche noi.
Ma come tutte le riviste, anche per Roma bisogna guardare all'interno sfogliando quella bella copertina patinata che il bravo grafico di turno ha studiato per attrarre l'attenzione del lettore.
Così è stato per Roma in questi sei anni di giunta Veltroni.
Festival, spettacoli, grandi eventi, vip da tutto il mondo, sfilate di moda, missioni africane da commozione, salvo poi sperperare le risorse di casa nostra in consulenze strapagate e in appalti da capogiro ai soliti noti.
Cosicché, questa giunta rosso-verde dell'era Rutelli, è divenuta la giunta chiacchiere e mattoni dell'era Veltroni. I fatti ci danno ragione e sono inequivocabili, nel constatare la condizione ambientale della città di Roma, in questo non c'è barzelletta veltroniana che tenga.
Allora in questo articolo cercheremo di analizzare punto per punto tutte le balle che ci hanno raccontato, le promesse non mantenute e le mancanze di un'amministrazione che si vanta di essere tra le più ambientaliste del nostro paese.
L'inquinamento atmosferico è una delle più grandi piaghe di cui soffre la città di Roma, con cadenza quasi mensile i livelli delle polveri sottili superano di molto i parametri stabiliti. Gli unici rimedi messi in campo dal Campidoglio sono stati nell'ordine: domeniche ecologiche, blocco delle auto e giornate a targhe alterne. Tutti provvedimenti restrittivi e penalizzanti per i romani ma non risolutivi del problema, poiché non ha senso far diminuire i parametri per un giorno se poi il giorno seguente i valori sono più che raddoppiati. Allora servirebbe una politica che disincentivasse l'utilizzo delle vetture private, ma questo necessiterebbe di un servizio pubblico efficiente, non inquinante, puntuale, veloce ed in grado di coprire tutti i quartieri della città. Tutto questo non appartiene a Roma, che  vanta uno dei peggiori e scadenti servizi di trasporto pubblico esistenti nelle principali capitali europee. Si potrebbero istituire dei servizi navetta per i dipendenti pendolari delle grandi aziende o per chi debba recarsi nelle zone centrali, ma questo dovrebbe prevedere un adeguato numero di parcheggi di scambio in prossimità delle principali arterie che collegano la città e prezzi accessibili che non facciano andare in rosso il bilancio mensile dei lavoratori. Ma anche in questo caso parliamo di sogni per la nostra città.
E pensare che, come disincentivo all'uso della propria auto, il Comune promuove la mobilità ciclabile. Qualcuno ha mai provato a percorrere le piste ciclabili di Roma? Chi lo ha fatto ci ha ripensato, chi non lo ha fatto non si è perso nulla. Sporche, impraticabili, pericolose e dissestate, più che piste ciclabili sembrano delle piste degne del Camel Trophy.
Arriviamo alla pulizia della città. Userò un termine forte ma drammaticamente vero, in alcuni punti di Roma c'è puzza, ebbene si, maleodore, dovuto alla sporcizia  dei cassonetti che dovrebbero essere lavati almeno una volta mese, così come previsto dal contratto di servizio tra AMA e Comune di Roma, e che invece non vengono lavati e disinfettati neanche una volta l'anno. Altri odori nauseanti sono causati dalla frequente perdita di liquidi da parte dei mezzi dell'AMA che fanno la raccolta e, per gli abitanti dei Municipio XV e XVI, dalla discarica e dalla raffineria presenti a Malagrotta.
E che dire della raccolta differenziata dei rifiuti? Il decreto Ronchi del 1997 fissava il parametro del 35% da raggiungere entro il febbraio del 2003, ebbene i dati forniti a maggio di questo anno dal Comune di Roma e dall'AMA parlano di una percentuale del 20,7%. Quindi lontano dai parametri fissati e soprattutto con quattro anni di sforamento, la tassa sui rifiuti nella nostra città è anche aumentata a differenza di un servizio che peggiora.
Passiamo alle politiche urbanistiche che stanno devastando Roma. Milioni di metri cubi di cemento arriveranno con il Nuovo Piano Regolatore, il fiore all'occhiello di questa Amministrazione, e così il sacco di Roma sarà completato.
Non rimarrà un briciolo di verde, poiché i noti palazzinari amici del primo cittadino si sono visti regalare interi pezzi della città per edilizia privata e commerciale. Peccato che poi il Comune non abbia le aree per l'edilizia residenziale pubblica che servirebbe per sanare la grave crisi dell'emergenza abitativa.

Purtroppo non c'è pace neanche per le aree verdi esistenti, visto che il Comune non le attrezza o in molti casi non ottempera alla manutenzione, lasciando agli arbusti, alle erbacce ed ai rifiuti piccoli polmoni verdi che potrebbero essere vissuti dai cittadini. Ma sappiamo tutti che le aree verdi pubbliche sono un costo mentre le cementificazioni selvagge un guadagno.
Alla faccia dell'ambientalismo e del pollice verde.
Già qualche anno fa l'amministrazione comunale si inventò un bellissimo strumento per variare la destinazione di aree verdi e destinate a servizi di quartiere in aree edificabili, i famosi ex art. 11. Progetti privati, presentati e realizzati da privati, per fini privati ma in variante urbanistica su aree che non potevano essere edificate. Al Comune però andranno gli oneri concessori derivanti da questi progetti che guarda caso nel 90% dei casi saranno impegnati per realizzare opere pubbliche connesse o a servizio degli interventi privati. Alla faccia della pubblica utilità e dei servizi ai cittadini.
Concludiamo questo nostro breve viaggio nel mondo del NON AMBIENTALISMO VELTRONIANO, con la riserva naturale protetta di Capocotta sul litorale romano. Negli anni passati sono state rilasciate su questa riserva protetta e vincolata, concessioni per la realizzazione di molti, troppi, chioschi sulla spiaggia divenuti nel tempo, e fuori da ogni regola, dei veri e proprio stabilimenti con tanto di strutture, cabine e ristoranti. Ci chiediamo cosa ne pensino le tante associazioni ambientaliste vicine a questa giunta, politicamente ed elettoralmente. Il loro silenzio su Capocotta è sconcertante così come su tutto il resto. A Roma le politiche ambientali sono rimaste una mera enunciazione di buoni propositi.
Per non parlare del problema di collocazione di gassficatori o termovalorizzatori che tanto fanno discutere, perché Malagrotta è esaurita e già opera in deroga ai tempi di chiusura previsti per dicembre dello scorso anno.
C'è il rischio di vedere a Roma un caso Campania, ma invece di intervenire gli ambientalisti di casa nostra, Sindaco in testa, organizzano convegni, seminari e stage, con fiumi di parole che non serviranno a migliorare la qualità ambientale di Roma, ma forse un rimedio per depurare la Capitale ci sarebbe, smaltire una volta per tutte la Giunta Veltroni, evitando il rischio che si riciclino in un Partito Democratico che sarà la prosecuzione del malgoverno visto sino ad ora.

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