LE POLITICHE AMBIENTALI DI VELTRONI? INQUINAMENTO, CEMENTO E TANTE PROMESSE NON MANTENUTE.
La comunicazione e l'immagine stanno assumendo un ruolo determinante nella politica italiana, per essere precisi stanno diventando dei punti fondamentali per la crescita o la diminuzione del consenso elettorale.
Su tutti si erge Walter Veltroni, il Sindaco di Roma, lui lo straordinario esempio del non fare nulla facendo credere di aver fatto tutto, l'artefice della politica dell'effimero, degli annunci ad effetto, delle eterne promesse e dei sogni regalati in pasto alla buona fede dei romani con una serenità che quasi quasi ci cascavano anche noi.
Ma come tutte le riviste, anche per Roma bisogna guardare all'interno sfogliando quella bella copertina patinata che il bravo grafico di turno ha studiato per attrarre l'attenzione del lettore.
Così è stato per Roma in questi sei anni di giunta Veltroni.
Festival, spettacoli, grandi eventi, vip da tutto il mondo, sfilate di moda, missioni africane da commozione, salvo poi sperperare le risorse di casa nostra in consulenze strapagate e in appalti da capogiro ai soliti noti.
Cosicché, questa giunta rosso-verde dell'era Rutelli, è divenuta la giunta chiacchiere e mattoni dell'era Veltroni. I fatti ci danno ragione e sono inequivocabili, nel constatare la condizione ambientale della città di Roma, in questo non c'è barzelletta veltroniana che tenga.
Allora in questo articolo cercheremo di analizzare punto per punto tutte le balle che ci hanno raccontato, le promesse non mantenute e le mancanze di un'amministrazione che si vanta di essere tra le più ambientaliste del nostro paese.
L'inquinamento atmosferico è una delle più grandi piaghe di cui soffre la città di Roma, con cadenza quasi mensile i livelli delle polveri sottili superano di molto i parametri stabiliti. Gli unici rimedi messi in campo dal Campidoglio sono stati nell'ordine: domeniche ecologiche, blocco delle auto e giornate a targhe alterne. Tutti provvedimenti restrittivi e penalizzanti per i romani ma non risolutivi del problema, poiché non ha senso far diminuire i parametri per un giorno se poi il giorno seguente i valori sono più che raddoppiati. Allora servirebbe una politica che disincentivasse l'utilizzo delle vetture private, ma questo necessiterebbe di un servizio pubblico efficiente, non inquinante, puntuale, veloce ed in grado di coprire tutti i quartieri della città. Tutto questo non appartiene a Roma, che vanta uno dei peggiori e scadenti servizi di trasporto pubblico esistenti nelle principali capitali europee. Si potrebbero istituire dei servizi navetta per i dipendenti pendolari delle grandi aziende o per chi debba recarsi nelle zone centrali, ma questo dovrebbe prevedere un adeguato numero di parcheggi di scambio in prossimità delle principali arterie che collegano la città e prezzi accessibili che non facciano andare in rosso il bilancio mensile dei lavoratori. Ma anche in questo caso parliamo di sogni per la nostra città.
E pensare che, come disincentivo all'uso della propria auto, il Comune promuove la mobilità ciclabile. Qualcuno ha mai provato a percorrere le piste ciclabili di Roma? Chi lo ha fatto ci ha ripensato, chi non lo ha fatto non si è perso nulla. Sporche, impraticabili, pericolose e dissestate, più che piste ciclabili sembrano delle piste degne del Camel Trophy.
Arriviamo alla pulizia della città. Userò un termine forte ma drammaticamente vero, in alcuni punti di Roma c'è puzza, ebbene si, maleodore, dovuto alla sporcizia dei cassonetti che dovrebbero essere lavati almeno una volta mese, così come previsto dal contratto di servizio tra AMA e Comune di Roma, e che invece non vengono lavati e disinfettati neanche una volta l'anno. Altri odori nauseanti sono causati dalla frequente perdita di liquidi da parte dei mezzi dell'AMA che fanno la raccolta e, per gli abitanti dei Municipio XV e XVI, dalla discarica e dalla raffineria presenti a Malagrotta.
E che dire della raccolta differenziata dei rifiuti? Il decreto Ronchi del 1997 fissava il parametro del 35% da raggiungere entro il febbraio del 2003, ebbene i dati forniti a maggio di questo anno dal Comune di Roma e dall'AMA parlano di una percentuale del 20,7%. Quindi lontano dai parametri fissati e soprattutto con quattro anni di sforamento, la tassa sui rifiuti nella nostra città è anche aumentata a differenza di un servizio che peggiora.
Passiamo alle politiche urbanistiche che stanno devastando Roma. Milioni di metri cubi di cemento arriveranno con il Nuovo Piano Regolatore, il fiore all'occhiello di questa Amministrazione, e così il sacco di Roma sarà completato.
Non rimarrà un briciolo di verde, poiché i noti palazzinari amici del primo cittadino si sono visti regalare interi pezzi della città per edilizia privata e commerciale. Peccato che poi il Comune non abbia le aree per l'edilizia residenziale pubblica che servirebbe per sanare la grave crisi dell'emergenza abitativa.